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giulia de maio intervista giornalista ciclista ridelikeagirl

Dall’altra parte del microfono

Secondo voi sono più brava a porre domande o a rispondere? 😀

Scopritelo con Michela Fenili ed Elena Martinello che hanno raccontato la mia storia nella rubrica #GirlStories di Ride Like a Girl Project: www.ridelikeagirlproject.com/girlstories/giulia-de-maio-giornalista-ciclista.

Che strano essere dall’altra parte del microfono…

red bull bike giulia de maio

Red Bull Bike

Pronti a vivere un’altra stagione ricca di adrenalina? Questo week end inizia la UCI MTB World Cup che potremo seguire in diretta su Red Bull TV e, tappa dopo tappa, avrò il piacere di raccontarvi su www.redbull.com. Insieme alla redazione “bike” del toro rosso seguirò oltre alla coppa del mondo di mountainbike e downhill, altri spettacolari eventi dedicati alle due ruote come l’inedito Red Bull Pump Track e manifestazioni ormai tradizionali, seppur sempre ricche di novità, come il Crankworx World Tour, il Red Bull District Ride, l’Hardline e il Rampage. Ci sarà da divertirsi, state sintonizzati…

giulia de maio intervista vincenzo nibali

Cominciamo dall’Argentina

La nuova stagione per me è iniziata ancora una volta dall’Argentina. La Vuelta a San Juan ha dato il via al mio 2018 fatto di gare e interviste. Per raccontarvi quest’avventura di inizio anno ecco a voi l’articolo che ho pubblicato al riguardo su tuttoBICI di febbraio.

Abbiamo chiuso il 2017 con l’alfabeto cinese, iniziamo il 2018 con quello argentino. Il ciclismo ci permette di viaggiare e scoprire mondi nuovi e lontani dal nostro. Se la stagione scorsa l’abbiamo conclusa al Tour of Guagxi nell’estrema Asia, ora di ritorno dalla 36esima Vuelta a San Juan vogliamo condividere con voi quanto abbiamo imparato di una zona del mondo dall’altra parte dell’oceano che si definisce, a ragione, la capitale del ciclismo sudamericano.

A come ATTESA Un momentito è la parola d’ordine degli argentini. Persone squisite e dal cuore d’oro, ma dai tempi molto lunghi. A differenza nostra non conoscono cosa sia la fretta, quindi è inutile metter loro pressione nella speranza che si diano una mossa. Sia che si tratti del check in areoporto o di darvi un’informazione qualsiasi. Non stressatevi e prendetela con filosofia. In fondo siamo alla Vuelta a San Juan, la prima corsa dell’anno, e non al Tour de France. Possiamo condecerci un po’ di calma, non ci corre dietro nessuno.

B come BIFE Gli argentini amano il buon cibo quanto la vita, la musica e il tango. Bevanda tradizionale è il mate, un tè verde amaro, che viene sorseggiato a qualunque ora. Per provare i piatti tradizionali occorre recarsi in una parrilla, ossia un ristorante specializzato in carne, che offre grigliate in stile rurale e familiare. Non si può tornare a casa senza aver provado l’asado, una grigliata di carne cucinata all’aperto sulla brace e servita su un vassoio riscaldato chiamato brasero. A San Juan ho mangiato il bife (controfiletto) più buono di sempre.

C come CONDOR È il soprannome di Gonzalo Najar, il ventiquattrenne campione nazionale argentino, che ha conquistato la Vuelta con 51″ su Sevilla e 1’11” su Ganna. Il portacolori della S.E.P, formazione continental di San Juan, ha mandato in visibilio i suoi connazionali imponendosi all’Alto del Colorado, al termine di una impressionante azione personale, quindi ha difeso la maglia bianca di leader nelle ultime due frazioni. «Questa corsa per noi corridori argentini è la più importante dell’anno, sono felicissimo» ha commentato dopo la tappa finale.

D come DAKAR Due giorni prima del via della corsa, da grandi appassionati di motori, alcuni corridori hanno visitato il paddock della Dakar, il rally più famoso al mondo che attraversa Perù, Bolivia e Argentina e nelle tappe finali ha proprio toccato la città di San Juan. Tra i più entusiasti, Giacomo Nizzolo, Matteo Pelucchi e Niccolò Bonifazio, tre piloti mancati, così come Vincenzo Nibali, che non ha mancato l’occasione di posare per una foto di rito con campioni del calibro di Carlos Sainz e gli italiani in gara. Tutti a loro volta ciclisti praticanti e appassionati.

E come ESPN Per la prima volta, anche in Italia, abbiamo potuto seguire ogni istante della Vuelta a San Juan. L’organizzazione, magistralmente coordinata dal “nostro” Roberto Amadio (sulla carta responsabile dei rapporti con i team, nella realtà consigliere a tutto campo delle autorità locali alla guida della manifestazione) ha offerto la diretta integrale di ogni tappa grazie al supporto totale di ESPN Sud America, alle varie testate giornalistiche mondiali. Lo streaming su tuttobiciweb.it ha appagato la vostra “fame” di ciclismo di inizio anno?

F come FERNANDO Gaviria, vincitore della prima tappa, out alla quarta in seguito a una caduta. Lo sprinter colombiano ha iniziato una nuova stagione a braccia alzate, regalando il secondo successo del 2018 alla Quick Step Floors, già a segno in volata con Elia Viviani al Santos Tour Down Under. Nonostante le botte riportate tre giorni più tardi, come previsto riattaccherà il numero dorsale alla Oro y Paz, corsa di casa, in cui cercherà subito riscatto. Ha dichiarato di non essersi mai preparato bene come quest’inverno, i rivali sono avvisati.

G come GANNA Filippo è stato l’italiano che ci ha regalato le azioni più interessanti in questa corsa. Il 21enne piemontese, iridato a Londra 2016 nell’inseguimento, ha indossato la maglia di leader per due giorni ed è salito sul podio finale della generale, con addosso il simbolo del primato di miglior Under 23. Il corazziere della UAE Emirates, 3 kg in meno rispetto a un anno fa, ha dimostrato di essere cresciuto e di avere gambe e carattere per poter togliersi parecchie soddisfazioni, anche su strada. Prossimi obiettivi per lui: mondiali su pista e classiche del nord.

H come HOCKEY A ROTELLE Filippo Pozzato è molto amato anche in Sud America. Alle tv locali al seguito della Vuelta a San Juan ha rivelato che fino ai 13 anni, prima di scegliere la bicicletta, ha praticato hockey su pista, uno degli sport più popolari dopo il calcio da queste parti insieme al pattinaggio a rotelle. Nella sede dell’Olimpia Patin Club di San Juan, Pippo per un quarto d’ora è tornato bambino, avendo l’occasione di giocare una partitella con una vera leggenda di questa disciplina: Francisco “Panchito” Velázquez, il Maradona dell’hockey.

I come INCUBO È quello che ha vissuto Giacomo Nizzolo lo scorso anno e che è svanito con il rientro alle corse in Argentina. Dopo una stagione da dimenticare, il brianzolo della Trek Segafredo è tornato a sprintare come ai bei tempi. Risolti i guai fisici (potete leggere quanto ci ha raccontato al riguardo nell’intervista su questo numero, ndr), nell’ultima tappa ha centrato una vittoria che lo può far ben sperare per il proseguo della stagione. La sua ambizione è tornare a pedalare come nel 2016, quando vinse la maglia tricolore e fu quinto al mondiale.

J come JOSU Garai è il capo ufficio stampa della corsa. Insieme al collega Andrea Agostini, è stato colui che ha coordinato il lavoro della stampa internazionale invitata a San Juan. Originario di Bilbao, ma da anni residente a Madrid, è stato la firma di riferimento del ciclismo di MARCA, il quotidiano sportivo più letto in Spagna. Coordinatore dei mondiali di Ponferrada 2014, in carriera vanta 28 Vuelta, 27 Tour e 11 Giri come inviato. L’abbiamo soprannominato “uomo cronometro” perchè il suo count down in sala stampa segnava ogni giorno il tempo limite entro cui potevamo utilizzare la linea internet per inviare i nostri pezzi.

K come KO Un virus è serpeggiato in mezzo al gruppo. Tanti corridori sono stati colpiti ed hanno evidenziato problemi gastrointestinali, soprattutto nei primi giorni. Il nome più prestigioso che vantava la starting list addirittura è stato costretto a non partire. Vincenzo Nibali è rimasto in albergo e ha dovuto rinunciare all’esordio stagionale, per colpa di un rialzo febbrile importante. Peccato per lui e per la manifestazione. Lo Squalo però non si è perso d’animo e già il giorno successivo era di nuovo in sella. In gara lo vedremo al Dubai Tour.

L come LLEGADA L’arrivo, tanto agognato da tutti i corridori. Ma anche da noi giornalisti che in zona traguardo potevamo contare su una sala stampa ben attrezzata con tv e wi-fi per seguire la corsa e raccontarla. Novità di questa edizione la quarta tappa con partenza da San Jose Chacal e arrivo a Villa San Agustin nella Valle Fertil. Quel giorno la carovana si è messa in moto alle 7 del mattino per rientrare in hotel alle 22. Una bella sfacchinata, che però ci ha permesso di visitare strada facendo Ischigualasto, noto per i resti dei più antichi dinosauri conosciuti, e di ammirare le terre aride della Valle della Luna.

M come MULLEN Ryan ha centrato la prima vittoria del 2018 per sè e la sua nuova squadra, la Trek Segafredo, nella cronometro. Il 23enne irlandese ha dedicato il suo successo all’ex compagno Jason Lowndes, ucciso da un’auto in Australia, mentre si stava allenando a Victoria, pochi giorni prima di Natale. «Era un mio carissimo amico e purtroppo non è più tra noi. La strage di ciclisti sulle strade di tutto il mondo è uno scempio inaccettabile». Ascoltandolo noi abbiamo pensato a Michele Scarponi e a quanto ci manca, anche qui a San Juan.

N come NARCOS La serie tv di Netflix, che racconta la storia vera della dilagante diffusione della cocaina tra Stati Uniti ed Europa negli anni ottanta, ha impazzato nel gruppo media alla Vuelta a San Juan. Il nostro fotografo Ilario Biondi si era scaricato sul computer le prime due stagioni, incentrate sulla lotta delle autorità colombiane e della DEA contro il narcotrafficante Pablo Escobar e il cartello di Medellin, e le ha “spacciate” ai colleghi. Una puntata dopo l’altra ha imparato lo spagnolo, o per lo meno lo slogan di Escobar “plata o plomo” (soldi o piombo). Chissà che lo inizierà ad utilizzare con chi usa le sue foto senza chiedergli il permesso…

O come ORO Da dove arriva la ricchezza di questa zona dell’Argentina? Dalle miniere, soprattutto di oro. L’area più florida in questo senso è San Juan de Oro, nel dipartimento di Santa Catalina nella provincia di Jujuy, da dove arriva – pensate un po’ – il vincitore della 36esima edizione della Vuelta Gonzalo Najar. Un gioiello di valore per il ciclismo argentino.

P come PICK UP Il mezzo di trasporto più utilizzato in Argentina. Le persone, di ogni ceto sociale, lo preferiscono alle classiche automobili perchè il suo cassone posteriore è utile per trasportare qualsiasi cosa: materiale di lavoro, prodotti raccolti in campagna, ma anche animali o passeggeri che non ci stanno in cabina. Ne ho visti di vecchi e scassati come di nuovi, ce n’è davvero per tutti i gusti.

Q come QUE CALOR! In Argentina in questo periodo dell’anno è estate quindi fa caldo. Non è una sorpresa. Questa volta il meteo è stato però atipico: alla sera ha piovuto spesso quindi durante il giorno le temperature, seppur alte, erano sopportabili. I computerini dei corridori hanno segnato fino a 45°, ma rispetto alla passata edizione non hanno dovuto sopportare un’umidità incredibile. Insomma: caldo, ma non caldissimo.

R come RICHEZE In gara c’erano ben tre atleti con lo stesso cognome, quattro dei fratelli Richeze, dal più grande al più piccolo: Maximiliano (Quick Step Floors), Mauro e Adrian (ACA Virgen de Fatima) e al seguito c’era anche papà Omar, “colpevole” di aver trasmesso a tutti l’amore per il ciclismo portando i figli a vedere qualche gara quando erano piccoli. Maxi è il più conosciuto perché fa parte di un team World Tour e ha saputo anche vincere, come nei giorni scorsi, ma è solo uno dei Richeze in sella. Tra l’altro, da dilettanti tutti cresciuti in Italia.

S come SEVILLA Oscar Sevilla, secondo nella classifica generale, a settembre compirà 42 anni, ma non ha alcuna intenzione di smettere di correre. Lo spagnolo trapiantato in Colombia continua a battagliare con colleghi ben più giovani e, spesso, a metterseli alle spalle. Soprattutto quando la strada sale, come è capitato alla Vuelta a San Juan. «Potrei essere il papà di Ganna, è vero…» risponde divertito alle nostre provocazioni. «Però il ciclismo mi diverte ancora molto. Il passaporto dice che ho 41 anni, ma io me ne sento 30».

T come TIVANI Nicolas è stato il miglior sanjuanino della gara. Direte, quanti mai saranno gli atleti di San Juan? Quasi metà gruppo considerando che c’erano ben 5 team continental con questa affiliazione. Lo sprinter della Trevigiani Phonix, campione nazionale in carica sia su strada che a cronometro tra gli Under 23, è stato inoltre il volto della corsa infatti è apparso nei video promozionali, sui cartelloni pubblicitari sparsi per la città, sui mezzi e depliant della gara. Persino sull’elicottero della televisione. Praticamente dovunque.

U come UNAC Il futuro della Vuelta a San Juan è assicurato anche per i prossimi anni. Nel giorno di riposo della corsa argentina, il governatore della provincia Sergio Uñac ha incontrato la stampa e assicurato che l’investimento nello sport e nel ciclismo in particolare aumenterà. «La chiave per promuovere la pratica sportiva è costruire infrastrutture per far giocare, pedalare e correre grandi e piccini in sicurezza» ha detto, dando il via ai lavori per il nuovo velodromo che, con i suoi 6.500 posti sarà il più grande al mondo.

V come VITO Una leggenda. Vito Mulazzani ha 70 anni ma ha lo spirito di un ragazzino e un’energia che farebbe invidia a un ventenne. Ex motociclista, pilota ufficiale Guzzi, in carriera vanta 42 Giri d’Italia. Ha iniziato alla guida della moto di radioinformazioni, poi è passato a trasportare i fotografi, quindi è diventato ispettore di percorso e da ultimo è entrato a far parte della direzione in corsa del grande giro di casa nostra. Qui a San Juan ha guidato la moto del nostro Roberto Bettini, permettendogli di scattare le belle fotografie che accompagnano questo articolo.

W come W I CORRIDORI! Se San Juan è la capitale del ciclismo argentino, i sanjuanini vanno matti per questo sport. Se ne intendono e lo seguono con grande passione. Alla presentazione delle squadre alla vigilia dell’inizio della corsa lo stadio Aldo Cantoni era strapieno, anche se per entrarvi e assistere all’evento con tanto di show musicale e danze tipiche, bisognava pagare 20 pesos a testa. E a ogni arrivo di tappa era un boato davvero emozionante per la quantità di gente a bordo strada.

Z come ZONDA Nella provincia di San Juan la “ruta del vino” costituisce uno dei circuiti turistici più tradizionali e frequentati dai visitatori provenienti da tutto il mondo. Ne abbiamo approfittato anche noi prima di tornare a casa. Con dei colleghi abbiamo visitato alcune botteghe specializzate nella produzione di vino e olio per poi pranzare a La Coqueat di Zonda, ristorante specializzato in cucina alla brace, dove abbiamo bevuto e mangiato alla grande. Che ve lo dico a fare? Da domani: dieta. Almeno fino alla prossima gara.

 

foto @ilariobiondi / @Bettiniphoto

Giulia De Maio intervista Michele Scarponi

Buon 2018

Il mio 2017 lavorativo è stato ricco di soddisfazioni e belle novità. Ho raggiunto il traguardo del professionismo, viaggiato in giro per il mondo e scoperto nuove realtà e persone. Resterà per sempre però l’anno in cui ci ha lasciato Michele Scarponi. Un atleta e una persona fuori dal comune, che mi manca tanto.

Che il 2018 riservi al ciclismo e a tutti noi più gioia e serenità. Auguri!

notte degli oscar tuttobici justine mattera

Un fine stagione intenso

Quando le gare finiscono i corridori tirano il fiato, i giornalisti no. Sembrerà strano, ma novembre è tra i mesi più impegnativi per la sottoscritta. Solo negli ultimi giorni sono stata impegnata a Verona con l’ACCPI per l’Assemblea Generale e il Corso di Formazione che ha radunato tutti i ciclisti e le cicliste della massima categoria, quindi nel Piacentino per la Red Bull Fingers Cross di Marco Aurelio Fontana, a Milano per la Notte degli Oscar tuttoBICI e a Pieve di Soligo (TV) per l’uno contro tutti di Riccardo Magrini, organizzato dal gruppo Euromobil insieme a tuttoBICI e La Gazzetta dello Sport.

Giornate intese, ma belle. È stato emozionante l’incontro con i neoprofessionisti a cui ho dato il benvenuto insieme al Consiglio dell’Assocorridori (confermati al vertice Cristian Salvato e Alessandra Cappellotto, con i quali avrò il piacere di lavorare per altri 4 anni) e la lezione tenuta da Alex Zanardi, un vero campione di sport e vita. Divertente e appagante anche il lavoro svolto a braccetto con il Prorider per mettere in pista la sua prima gara in veste di organizzatore, che è stata un vero successo e uno spasso per gli oltre 120 partecipanti. La Notte degli Oscar infine è stata, come ormai tradizione, l’occasione per premiare i migliori protagonisti del mondo delle due ruote, dall’esordiente più promettente al professionista più vincente, che questa volta è stato Vincenzo Nibali. Regine della serata Serena Autieri e Justine Mattera, due bellissime donne che sono la prova vivente che la bici mantiene in ottima forma.

Prima delle vacanze natalizie ci sono ancora un po’ di interviste da realizzare e gare di ciclocross da seguire perciò vi lascio, con la promessa di tornare da voi molto presto.

Tour of Guangxi

Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di seguire come inviata il Tour of Guangxi, l’ultima corsa World Tour della stagione. Per raccontarvi la mia “prima volta” in Cina eccovi un pezzo che ho scritto per tuttoBICI di novembre.

A come ACCOGLIENZA Non ero mai stata in Cina, avevo sentito racconti di amici che ci erano stati in vacanza, colleghi e corridori per lavoro. Per me è stato tutto una scoperta. Mi immaginavo una trasferta in stile “Pechino Express” e non sono rimasta delusa da quanto incontrato in una zona che prima di partire non sapevo nemmeno dove fosse collocata sul mappamondo. Guangxi è una regione autonoma della Cina meridionale che combina in uno strano mix natura e tecnologia, immensi campi da coltivazione e grattacieli. L’accoglienza della gente è stata davvero calorosa, così come il meteo. Abbiamo avuto la fortuna di capitare da queste parti nel periodo migliore per visitarle.

B come BEIHAI Il nome della località da cui è partito il Tour of Guangxi significa “a nord del mare” in cinese. Ho letto che è stato previsto che tra il 2006 e il 2020 sarà la città con maggiore crescita al mondo. Personalmente spero lo faccia senza perdere le sue origini e tipicità derivanti dalla tradizione. È un porto importante sulle sponde del golfo di Tonkin, ma a soli 3 km dall’hotel in cui abbiamo pernottato sotto un ponte ultramoderno ho trovato un caratteristico villaggio di pescatori. Una sorpresa bellissima.

C come CATARRO Spero non stiate leggendo questo articolo in orario pasti. Purtroppo devo confermare quanto mi era stato preannunciato dal collega Diego Barbera, che aveva seguito per tuttoBICI già numerose corse in Asia: i cinesi sputano a terra di frequente ed emettono rumori alle nostre orecchie poco gradevoli. Non tutti ovviamente, ma buona parte mangiano in modo rumoroso. Da questa parte del mondo succhiare i tradizionali nuddles o i brodi delle zuppe è segno di apprezzamento del cibo. Un’altra chicca legata all’igiene e al costume locale sono i bagni pubblici, in alcune stazioni di benzina non presentano porte né scarico. Una bella differenza rispetto agli hotel extra lusso a cui ci siamo abituati, ma quando scappa, scappa.

D come DISTANZE DI SICUREZZA In Cina manca una tradizione ciclistica forte come quella di casa nostra. L’organizzazione, per essere alla prima esperienza, è stata all’altezza di una manifestazione World Tour ma di certo per il futuro può migliorare alcuni aspetti per fare un deciso salto di qualità. Il più evidente è che il pubblico c’è ed è interessato alla corsa, la gente a bordo strada non manca, ma per motivi di sicurezza viene tenuta a eccessiva distanza dai corridori. Nelle larghe strade percorse dalla gara c’erano sempre due cordoni di sicurezza così che gli appassionati non potessero avvicinare i protagonisti dell’evento. Un vero peccato. L’unicità del ciclismo rispetto ad altri sport è proprio lo stretto contatto tra i tifosi e i campioni.

E come ELETTRODOMESTICI La carovana del Tour of Guangxi ha dormito in hotel bellissimi e, chiaramente, costosi. Se per il pernottamento, a carico degli organizzatori, non c’era problema, per il lavaggio dei vestiti i team hanno incontrato qualche difficoltà visto quanto costava il servizio. Così praticamente tutte le squadre in gara si sono organizzate e hanno acquistato una lavatrice. A soli 40 euro se ne sono accaparrata una a testa e ogni giorno la utilizzavano semplicemente attaccandosi alla corrente e all’acqua di una camera. Curioso che la Quick Step Floors, imbattibile negli sprint con Fernando Gaviria, sia stata la più lenta a dirigersi al negozio di elettrodomestici e sia rimasta senza. Il ds Davide Bramati ha comunque trovato una soluzione e da buon italiano in albergo è riuscito a usufruire del servizio ad un prezzo speciale.

F come FOTO Ciò che mi ha colpito di più di questa trasferta è stato lo stupore della popolazione locale nel vedere me e i miei colleghi provenienti da tutto il mondo. Che la gente fermi i corridori per delle foto è normale, sono personaggi famosi, ma le richieste di selfie e autografi sono arrivate anche a noi, persone comuni. La ragione? Da queste parti vedere un occidentale è una rarità che merita di essere immortalata in una foto ricordo. A un gruppo di ragazze di 16 anni che mi hanno chiesto di posare con loro ho chiesto cosa se ne facessero di una foto con me, la risposta è stata: «È la seconda volta nella nostra vita che vediamo uno straniero». Incredibile per chi, come noi, cresce in una realtà multietnica. Un uomo di circa 60 anni, che mi ha chiesto da dove venissi, mi ha fatto capire che non aveva mai sentito parlare né di Italia né di Europa. E pensare che crediamo di essere il centro del mondo…

G come GUILIN L’ultima città attraversata dal Tour of Guangxi una volta era chiamata Kweilin. Situata a ovest del fiume Li, a nord confina con l’Hunan. Nota per la sua varietà floreale e per la sua tradizione topografica, è attualmente una delle mete cinesi più frequentate dai turisti. Il centro è davvero vivace e caratteristico. Da qui noi, come il resto dei componenti della carovana, abbiamo preso il volo per tornare a casa dopo una bellissima esperienza.

H come HOTEL Come vi dicevo, siamo stati ospiti di resort fantastici. A Nanning abbiamo dormito due notti al Wanda Realm Resort, una delle innumerevoli meraviglie del Wanda Group, di cui fa parte Wanda Sports, una delle società commerciali cardini della nazione. Proprio grazie all’ingente investimento assicurato dalla costola sportiva del colosso di Wang Jianlin, l’uomo più ricco della Cina (e 18esimo al mondo), questa competizione neonata è potuta entrare fin da subito nel calendario UCI World Tour.

I come INTRATTENIMENTO Prima del via di ogni tappa, tra la presentazione di un team e l’altro, andavano in scena spettacoli più o meno tradizionali. Tra i balli di donne in costumi tipici, esibizioni di suonatori di tamburi e bambini travestiti da draghi o leoni, curiosi erano gli interventi di ragazze pon pon e ballerini hip hop in stile cheerliders delle università americane e gruppi come i Back Street Boys. Tutto ciò che ricorda gli USA è molto amato dai cinesi: la NBA è seguitissima, Kobe Bryant è un vero e proprio idolo, catene come KFC, Starbucks e Nike sono in ogni centro commerciale che si rispetti, compresi i numerosi Wanda mall.

J come JIAIO “Vai vai vai”. Abbiamo imparato a conoscere questa parola, ripetuta all’infinito nella canzone che risuonava al villaggio di partenza e arrivo di ogni tappa e scoperto che è l’incitazione tipica che i tifosi urlano ai ciclisti in corsa. Assomiglia al nostro “alè”. Ne abbiamo imparate poche altre, che presto purtroppo temo dimenticheremo. Le uniche che ormai mi sono rimaste in testa sono Ni-hao che vuol dire ciao e Xie Xie che equivale a grazie.

K come KTV I cinesi vanno matti per il karaoke. I KTV sono locali composti da diverse stanze in cui si può andare a mangiare, bere e cantare di fronte a un grande monitor che trasmette le parole e i video di popolari canzoni, generalmente in compagnia di belle ragazze. Vengono frequentati in particolare da business men che portano i loro clienti in questi posti per festeggiare la firma di un contratto commerciale. A quanto ci hanno detto, oltre all’aspetto ludico, presentano un’altra faccia della medaglia, il favoreggiamento della prostituzione.

L come Li Ning Dalla tripla medaglia d’oro olimpica di Los Angeles 1984 (più due argenti e un bronzo) allo spettacolare volo di ultimo tedoforo alle Olimpiadi di Pechino 2008, il leggendario ginnasta Li Ning è stato l’ospite speciale del Tour of Guangxi. Leggenda vivente in patria, oggi è un imprenditore di successo con la Li Ning Company Limited. Una società che, sfruttando naturalmente la propulsione del nome del fondatore, ha scalato le classifiche di gradimento con i suoi articoli sportivi e abbigliamento tecnico.

M come Meiyin Meiyin Wang è stato l’unico corridore cinese in gara al Tour of Guangxi. Al via tra tanti nomi importanti spiccava un solo atleta di casa. Originario della provincia di Shandong, più precisamente di Qu Fu, la città di Confucio, l’alfiere della Bahrain Merida ha avuto tutti gli occhi degli appassionati cinesi addosso e non ha deluso le aspettative dei suoi esigenti tifosi animando la corsa, rendendosi protagonista di più di una fuga nel corso delle 6 tappe in programma dal sud al nord della regione.

N come NANNING Capitale della regione autonoma di Guangxi, è conosciuta come “Green City” per la sua varietà di piante tropicali. Vanta 8 milioni di abitanti di cui oltre 5 milioni solo nella sua area urbana. Cresciuta sul fiume Yu, è un notevole porto commerciale e sede dell’areoporto internazionale a cui siamo arrivati da Milano passando per Pechino. La N ci permette di parlare anche di Nongla, l’arrivo in salita che al quarto giorno ha deciso la classifica generale. Un posto davvero magico, dominato dalla natura, che tra sassi e alberi, ospita un bel tempio buddista da cui si può ammirare un panorama mozzafiato.

O come OSS Daniel è stato uno dei 17 italiani in gara. Si è messo in luce come più combattivo della terza e quinta giornata e si è aggiudicato la maglia verde di miglior scalatore, ma lo tiriamo in ballo per il suo aspetto estetico. Vi ho già detto che in Cina adorano gli occidentali, ma le ragazze impazziscono in particolare per gli italiani. Se gli uomini di Guangxi sono parecchio timidi, le connazionali invece sono decisamente più spigliate. Apprezzano particolari del viso a cui noi tradizionalmente non diamo importanza nel valutare la bellezza di un uomo come il ponte del naso e la piega della pelle sulla palpebra, in Oriente vere rarità.

P come PRANZO AL SACCO Il packed lunch che avevamo per pranzare nel pulmino che ci trasportava dalla partenza all’arrivo. Forse sarebbe meglio chiamarlo snack box visto che conteneva solo merendine, caramelle, brioches, biscotti, frutta secca, creackers, un frutto (unica cosa dietetica che lo chef proponeva ogni giorno) e altri prodotti non meglio identificati come piccoli pezzi di manzo sottovuoto, considerato una vera prelibatezza.

Q come QINZHOU È la seconda città che abbiamo conosciuto in questo viaggio per Guangxi. Per secoli è stata il nodo fondamentale del commercio con l’Indocina. Fa rima con Liuzhou, la “città foresta” che sta costruendo l’architetto italiano Boeri, che abbiamo scoperto il 23 ottobre, dopo un lungo trasferimento da Nongla. Ad accomunarle, nonostante le differenti dimensioni, la grande quantità di grattacieli in costruzione. Per la verità, tutte le città che abbiamo visitato sono in fermento e crescita costante.

R come RAVIOLI Il mio cibo cinese preferito. In inglese dumplings, è uno dei pochi piatti facilmente identificabili e ordinabili senza equivoci nei localini di street foods che abbiamo provato, dove l’inglese risulta ai più lingua sconosciuta. Per questo e per comunicare in generale con le persone del luogo è stato molto utile google translator con la versione di lettura audio (per questo però leggete quanto riportato alla lettera V, ndr). A proposito di cibo da strada una menzione speciale la merita la snack street di Nanning, che con le sue bancarelle offre spiedini di pesce e di carne (volendo, anche di cane!), insetti fritti, frutta di ogni colore e sapore, ma praticamente tutto quello che vi può venire in mente di mettere in bocca.

S come SCOOTER Le strade di Guangxi sono piene di scooter elettrici. Fate attenzione: non si sentono arrivare e suoneranno il clacson solo quando saranno ormai a un metro da voi. Il governo ne ha spinto l’introduzione perchè considerati più sicuri ed ecologici delle moto. Se ci soffermiamo sulla sicurezza però va detto che in pochissimi usano il casco, che molti lo usano per trasportare l’intera famiglia (abituale vedere in sella mamma e papà con uno o due bambini in mezzo) e che al volante abbiamo visto tanti ragazzi e ragazze giovanissime che di certo non avevano l’età per avere la patente.

T come TRAFFICO Io mi lamento di Milano, ma tornata a casa mi sembra che il traffico sia accettabilissimo. A Guangxi in città, piccole o grandi che siano, è un vero casino. Seguire la segnaletica stradale pare un optional, si creano ingorghi molto facilmente e purtroppo gli incidenti sono frequenti. A questo proposito abbiamo scoperto che se una persona lascia un’altra con una invalidità è obbligata personalmente a pagarle una pensione a vita, per questo capita che drammaticamente chi causa un incidente preferisca uccidere chi ha ferito gravemente piuttosto che prestargli soccorso. Una vera atrocità, specchio di una società che nasconde (non troppo bene) problemi di cultura e libertà.

U come UCI GALA Guangxi ha ospitato l’UCI Gala 2017, la serata nella quale l’Unione Ciclistica Internazionale premia i protagonisti della stagione. Non hanno mancato l’appuntamento corridori del calibro di Greg Van Avermaet e Anna Van der Breggen, vincitori della classifica finale del ranking internazionale maschile e femminile, oltre che le squadre Sunweb vincitrici della cronosquadre mondiale a Bergen, ma anche i campioni paralimpici e tutti i migliori testimonial orgoglio del neo presidente UCI David Lappartient.

V come VPN Senza sei tagliato fuori dal mondo. La sigla sta per virtual private network e indica un programma che installato su computer o smartphone permette di scavalcare il blocco governativo di siti considerati “pericolosi” come google (e tutti i suoi servizi annessi) e i più popolari social networks. Se avete intenzione di andare in Cina scaricatelo prima di partire. Se volete postare le vostre foto su instagram, facebook e twitter, vedere un video su youtube o scaricare una mail da gmail altrimenti vi sarà impossibile.

W come WECHAT La vera salvezza per comunicare in loco e con casa. È l’applicazione più usata in Cina, equivale al nostro whatsapp, ed è l’unica autorizzata dal governo quindi funziona senza problemi. Viene utilizzata però anche per effettuare piccoli pagamenti, dai ristoranti, alle macchinette da gioco, dalla bancarella al parcheggio. Difficilmente i cinesi usano i contanti.

Z come ZHAO HAN Significa buona notte, che la gioia sia con te. Lo utilizziamo come arrivederci per salutare questa terra al confine con il Vietnam, regione autonoma dal 1958, che sulla mobilità in bicicletta ha ancora una lunga strada davanti a sè, ma che potrebbe fare della bici una soluzione anche per l’inquinamento. Le città che abbiamo visitato non sono propriamente a misura di bici. Un paese davvero ospitale, diverso dal nostro e affascinante, che abbiamo avuto la fortuna di conoscere grazie a questo ciclismo sempre più internazionale.

 

foto Luca Bettini / ©BettiniPhoto

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Immenso Sagan

Per la prima volta nella storia del ciclismo, un corridore ha vinto il campionato del mondo per la terza volta consecutiva.

A Bergen, in Norvegia, Peter Sagan si è confermato in maglia iridata. E lo ha fatto in un modo ancora diverso rispetto alle prime due vittorie: praticamente è rimasto coperto fino ai 500 metri finali, quando ha risalito il gruppo a velocità doppia per andare a prendere la ruota di Alexander Kristoff e saltarlo in volata, vincendo al fotofinish grazie al colpo di reni. Assolutamente fantastico. Medaglia di bronzo per Michael Matthews e quarto posto per Matteo Trentin che ha coronato il lavoro di una nazionale che si è mossa bene in particolare negli ultimi due giri.

Non è solo un campione in sella, Peter Sagan, e lo confermano le sue prime parole da tricampione del mondo: «Non è stato facile vincere oggi, ero rimasto nel secondo gruppetto e c’è stato un momento complicato. Poi sono riuscito a risalire, a prendere la posizione e a dare tutto in volata. Chiedo scusa a Kristoff l’ho battuto proprio davanti alla sua gente, ma lo sport è così… E voglio dedicare questa vittoria ad un grande amico come Michele Scarponi, che domani avrebbe compiuto gli anni. Era un grande campione e sono vicino a sua moglie e ai suoi cari. E una dedica anche a mia moglie Kataryna che aspetta il nostro primo bambino».

Il pensiero per Michele mi ha commosso. Che bel mondiale. E che fortuna poter raccontare l’era Sagan.

 

 

giulia de maio, raid in corse, cicloturismo, corsica, vacanza, bici

Raid in Corse #10

Eccoci all’ultimo giorno di questa fantastica vacanza. Le gambe sono sollevate, la testa un po’ meno. Le ferie durano sempre troppo poco, anche quando te le devi sudare come in questo caso. Dopo esserci goduti Corte, piena di italiani e a prezzi molto più abbordabili rispetto alle città in cui abbiamo pernottato in precedenza, ci dirigiamo a Bastia, vivace capitale della Corsica del nord, da dove tutto era iniziato poco più di 10 giorni fa (potete guardare tutte le tracce delle tappe che vi ho raccontato sul mio profilo strava https://www.strava.com/athletes/14809071, ndr).

Ne approfitto per un ultimo bagno. La spiaggia cittadina di Bastia è di sabbia, molto lunga e ben attrezzata. Una doccia rigenerante prima del lungo ritorno verso casa è proprio quello che ci vuole. Prima di imbarcarci ci godiamo un ultimo aperitvo Cap Corse nella piazza San Nicola, la più grande di Francia, insieme a degli assaggi di prodotti tipici: brocciu al presutto (formaggio e prosciutto tipici), beignets de fromage (polpettine di brocciu), Muscat (pregiato vino locale di uva malvasia che ben si accompagna a dolci e fois gras) miele di corbezzolo, cedro candito, vino d’arancio. Questo viaggio indimenticabile con i suoi 735 km finali in 35h30′ merita un brindisi. In attesa del prossimo.
Buone vacanze e buone pedalate a tutti voi.
Bonne route.

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Raid in Corse #9

Dopo la bella serata di ieri, oggi ci aspetta la tappa più noiosa del nostro Tour. Da Travo a Corte percorriamo 70 km con pochissime curve. Il vento oggi soffia forte e ci accompagna tutto il giorno. Quando è a favore è uno spasso, ma quando è contro e ti ritrovi su un “drittone” infinito è un incubo.

Siamo sempre immersi nella natura, ma lo spettacolo delle frazioni precedenti è ben altra storia. Io inizio già a sentire la nostalgia della fine di questa avventura. Ormai ci ho preso gusto a svegliarmi al mattino e avere come unico pensiero l’esplorarazione in bici di una zona che ancora non conosco.

E devo dire che siamo rimasti positivamente sorpresi del comportamento degli automobilisti in strada nei nostri confronti. Sempre molto rispettosi, quasi tutti attendevano anche parecchio tempo prima di sorpassarci se la strada era stretta e quando lo facevano ci lasciavano sempre molto spazio.

Dispiace dirlo, ma le uniche “rasoiate” che abbiamo ricevuto sono merito di veicoli con targa italiana. Purtroppo a casa nostra c’è ancora tanto lavoro da fare perchè le strade siano più sicure, per tutti. Concedere un metro e mezzo in fase di sorpasso di un ciclista non è impossibile o impensabile, ma doveroso.

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Raid in Corse #8

Con la meraviglia delle Isole Lavezzi negli occhi, ripartiamo per gli ultimi tre giorni di questa avventura. 75 km da Bonifacio a Travo di Ventiseri ammirando le meravigliose spiaggie di Palombaggia, Tamaricciu e Santa Giulia.

In zona Porto vecchio vi segnalo le Piscines Naturelles de Cavu, noi purtroppo non siamo riusciti a visitarle perchè ancora una volta non siamo stati fortunatissimi. Il raggio di Gabriele si è rotto nuovamente così abbiamo perso un po’ di tempo per aggiustarlo definitivamente. Se a Propriano il meccanico che aveva trovato non era molto esperto, questa volta abbiamo trovato un negozio ben più attrezzato e siamo riusciti a risolvere il problema una volta per tutte.

Questa sera ceneremo insieme ad alcuni amici che stanno affrontando il giro della Corsica in moto. E che quando fatico in salita invidio un sacco.Scherzi a parte, non sapete che soddisfazione si prova a riuscire a mettere in fila tanti chilometri non avendo chissà quale preparazione alle spalle. E il ritmo a cui ti permette di andare una bici è davvero il migliore per scoprire un posto nuovo.