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Il mal di gambe fa bene ai giornalisti

Il GP di Monza, la fine della Vuelta, le super prestazioni degli azzurri di basket e pallavolo hanno oscurato la vera prestazione di ieri. Ovviamente scherzo e ringrazio tuttoBICI per questo articolo, Apt Servizi Emilia Romagna, Visit Romagna e gli organizzatori dell’Italian Bike Festival per avermi dato l’occasione di conoscere colleghi provenienti da tutta Europa con i quali provare quel mal di gambe che secondo me fa bene a chi racconta lo sport dei veri campioni.

Il week end appena passato ho festeggiato il mio compleanno mangiando piadine e crostacei a non finire, bevendo troppo e dormendo troppo poco, ma divertendomi un mondo in compagnia di amici speciali, fino a mettermi al collo una medaglia d’oro. O, meglio, portandomi a casa una coppetta che mi ha ricordato molto quelle che vengono consegnate alle gare dei giovanissimi, con le quali con mio fratello Alfredo ai tempi avevamo riempito casa.

Ho partecipato e (incredibilmente) vinto la prima edizione degli EMCC – European Cycling Media Contest, iniziativa che ha coinvolto 50 tra giornalisti, cycling blogger e influencer provenienti da 15 paesi europei in un fitto programma di appuntamenti. I titoli continentali dei giornalisti ciclisti sono stati assegnati durante La Gialla, la granfondo con partenza e arrivo al circuito Marco Simoncelli di Misano nella giornata conclusiva dell’IBF2022. Una prova impegnativa, resa ancora più difficile dalla grandine e dal violento acquazzone che tutti i partecipanti a La Gialla hanno dovuto affrontare.

Stanca e felice, ho un messaggio da mandare alla redazione di tuttoBICI: ragazze e ragazzi c’è da allenarsi per difendere il titolo continentale conquistato in questa prima edizione da ricordare e, perchè no?, puntare al mondiale.

Grazie Red Bull TV

Ieri abbiamo chiuso la stagione della Coppa del Mondo UCI di Mountain Bike su Red Bull TV con il sorriso, anche se nel raccontare la tappa conclusiva in Val di Sole ci stava per scappare la lacrimuccia (su www.redbull.com trovate il replay delle ultime gare, alla fine dell’XCO maschile è crollata pure quella leggenda di Rob Warner!).

Ci tengo a ringraziare Red Bull Italia (Ian, Veronica e tutti i ragazzi che negli anni ci hanno coordinato), il super team internazionale guidato da Christoph Tritscher e Christoph “Punzi” Punzengruber, grazie ai campioni della mtb per le emozioni che ci hanno fatto vivere, grazie a Marco Aurelio Fontana e Simone Lanza per essere stati due compagni di viaggio preziosi e premurosi davanti e dietro il microfono, infine grazie a tutte e tutti coloro che ci hanno ascoltato e tenuto compagnia durante le lunghe ore di telecronaca dal Brasile alla Germania, passando per Repubblica Ceca, Austria, Svizzera, Principato di Andorra, America e Canada fino al gran finale in casa nostra dello scorso week end.

Da uno studio di Milano abbiamo portato a termine un giro del mondo che custodirò per sempre con piacere e orgoglio. Anche se l’anno prossimo tante cose cambieranno (i diritti della World Cup passano fino al 2030 a Warner Bros Discovery) spero sia solo un arrivederci, a presto.

commentatrice eurosport mtb

La mia prima volta ad Eurosport

È stato davvero un privilegio raccontare il Campionato del Mondo di MTB di Les Gets 2022 per Eurosport in Italia.

Tra gare di short track, downhill e cross country sono stati tre giorni intensi, faticosi, bellissimi, ricchi di storie emozionanti e di super campioni che mi hanno fatto sgolare ma messo il sorriso sulla bocca.

Complimenti a chi torna a casa con una medaglia o la maglia più bella del mondo (grazie al principe azzurro Simone Avondetto che nel XCO Under 23 ci ha regalato una favola), a tutti gli altri: continuate a inseguire i vostri sogni. Dopo la tempesta, spunta sempre l’arcobaleno.

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Parigi è sempre una buona idea

Vi giuro che ho avuto la pelle d’oca, anche se il termometro era alle stelle. Ieri ho assistito alla partenza del rinato Tour de France Femmes e mi sono sinceramente emozionata. Vedere le campionesse di oggi prendere il via alla Grande Boucle sotto alla Tour Eiffel e tra loro alcune ragazze con le quali correvo fino a qualche anno fa (15 ormai, sigh!) mi ha commosso.

Attraverso eventi come questi raggiungeremo l’effettiva parità tra i sessi. Sapere che una bambina oggi può vedere in tv la corsa più importante al mondo e sognare a ragione di potervi prendere parte così come qualunque altro suo coetaneo maschio è stupendo e un passo in avanti che fa la differenza. Segna un prima e un dopo. Non si torna indietro.

Dopo aver applaudito le migliori cicliste al mondo, non mi sono persa anche l’arrivo degli uomini sui Campi Elisi, una delle strade più belle del pianeta. Altrettanto emozionante è stata la volata finale, dopo aver visto il tricolore francese disegnarsi in cielo grazie all’esibizione della pattuglia acrobatica ufficiale de l’Armée de l’air.

«Parigi è sempre una buona idea». Lo diceva già Audrey Hepburn. Non posso darle torto.

Merci le Tour, à la prochaine fois.

luca braidot vallnord

Che goduria questa Coppa

Cala il sipario su una settimana magica per la mtb italiana. Dopo sette giorni è ancora il nome di Luca Braidot a comparire davanti a tutti nell’ordine d’arrivo di una prova della Mercedes-Benz UCI Mountain Bike World Cup. Ai quasi 2.000 mt di Vallnord, nel principato di Andorra, è andata in scena quest’oggi il sesto round del circuito internazionale più prestigioso di mtb ed il biker friulano è salito per la seconda volta consecutiva sul gradino più alto del podio centrando un risultato storico per la mountain bike italiana. Come lui mai nessuno prima.

Il portacolori del Team Santa Cruz-FSA che a Lenzerheide, in Svizzera, domenica scorsa aveva alzato le braccia al cielo per la prima volta in Coppa del Mondo oggi si è ripetuto, facendo scatenare una volta di più Marco Aurelio Fontana e la sottoscritta che hanno commentato il suo trionfo back to back per Red Bull TV (guarda il replay integrale delle gare) e i sempre più numerosi spettatori collegati da casa. 

L’azzurro con grande intelligenza e senso tattico questa volta ha avuto la meglio sul campione spagnolo David Valero, sull’iridato Nino Schurter, saldamente al comando della classifica generale, e sul rumeno Vlad Dascalu, rallentato all’ultimo giro da un guaio meccanico. «Una giornata fantastica che mi ripaga della sfortuna di venerdì quando nello short track ho visto la vittoria sfumare a causa di un salto di catena. Questi due successi consecutivi mi danno una fiducia pazzesca» ha commentato a caldo Luca emozionato e ancora incredulo della sua impresa. 

Personalmente gli auguro che non ci sia due senza tre. Ormai ci ho preso gusto a commentare le sue vittorie. Alla prossima.

luca braidot lenzerheide

Luca Braidot ci ha fatto impazzire

Ieri è stato davvero un privilegio raccontare la vittoria di un italiano in Coppa del Mondo su Red Bull TV.

In Svizzera, nella tana di Nino Schurter, è risuonato l’inno di Mameli dopo un finale da cuori forti. Alla Mercedes-Benz UCI Mountain Bike World Cup 2022 di Lenzerheide l’Italia è tornata sul gradino più alto di una prova di Coppa del Mondo di MTB grazie all’impresa di Luca Braidot. Non accadeva da quattro anni che un azzurro trionfasse nel circuito internazionale più importante: l’ultimo successo risaliva a Vallnord 2018 quando la spuntò Gerhard Kerschbaumer, 9° a completare la festa dei Fratelli d’Italia.

Il 31enne friulano scattato dalla quinta posizione conquistata venerdì nello short track, è riuscito a restare agganciato al gruppetto dei migliori con gli svizzeri Filippo Colombo, Nino Schurter, Mathias Flückiger e il sudafricano Alan Hatherly. Quando poi Colombo, primo nell’XCC, ha perso terreno, gli altri due svizzeri, favoritissimi della vigilia, hanno cominciato ad attaccarsi, sorpassarsi e incalzarsi fino a quando… sono finiti per terra. Schurter ha tagliato il traguardo polemizzando con il rivale, Flückiger ha risposto che la corsa è corsa, fatto sta che entrambi hanno gettato al vento una grande occasione davanti ai loro tifosi e tra i due litiganti abbiamo goduto noi. Grandi applausi, quindi, al portacolori del Team Santa Cruz-FSA che ha vissuto la giornata più bella della sua carriera, facendo letteralmente impazzire di gioia la sottoscritta e Marco Aurelio Fontana.

Per rivedere l’impresa di Luca con il nostro commento corri su www.redbull.com.

il giro dei venti

Il giro dei venti

Il vento è un cavallo: senti come corre per il mare, per il cielo. Vuol portarmi via: senti come percorre il mondo per portarmi lontano. A Pablo Neruda sarebbe proprio piaciuta la prima edizione de Il Giro dei Venti, lui che oltre ad aver scritto queste e mille altre parole, alla bicicletta ha dedicato un’ode. Sarebbe senz’altro rimasto affascinato dall’inedita manifestazione che tra Puglia e Grecia ha unito ciclismo e vela in una competizione unica, alla quale ho avuto la fortuna di partecipare come inviata di tuttoBICI.

Il Giro dei Venti è un esperimento sociale interessantissimo: metti 4 sconosciuti insieme su una barca e vedi che succede. Nel mio caso è successo che con Carlo, Lee, Vincenzo e tutte le altre persone conosciute in una settimana scarsa ma super intensa mi sono divertita tanto e ho scoperto un mondo che non conoscevo quasi per niente, con il suo linguaggio, le sue regole e un fair play smisurato (pensate che nelle regate se non si rispetta una regola ci si autopenalizza!). Ho imparato a non sprecare l’acqua e a produrre meno rifiuti possibili, ad essere paziente e ad adeguarmi a ciò che non posso controllare.

Torno a casa abbronzata, con un po’ di ore di sonno da recuperare e con in tasca la ricetta di Alessandro, il velista più anziano in gara in coppia con Pino, 150 anni in due, che mi hanno raccomandato di provare pasta fredda con carote julienne, prezzemolo, burro e tonno. Lo farò come custodirò i racconti delle emozioni impagabili che una vita in mare ha lasciato loro. Come quelle che a me ha regalato la prima edizione del Giro dei Venti e che neanche tutto il vento del mondo potrà spazzare via.

Potete leggere il reportage completo della mia avventura su tuttoBICI di agosto, presto in edicola.

Una buona notizia per il World Bicycle Day

Non c’è miglior mondo per festeggiare la Giornata Internazionale della Bicicletta, che condividere con voi una bellissima notizia: Alessandra Cappellotto, ex ciclista su strada e dirigente sportiva che si è prodigata per far arrivare in Italia alcune cicliste afgane in fuga dai talebani, è la vincitrice della quarta edizione del premio “Sport e diritti umani”, indetto nel 2019 da Amnesty International e Sport4Society per riconoscere azioni e gesti pubblici di solidarietà e d’impegno in favore dei diritti.

Ricordo benissimo le giornate e nottate di paura, stress, ansia, speranze, chiamate, messaggi e notizie che si rincorrevano tra Kabul e l’Italia che l’estate scorsa hanno permesso ad Alessandra, Anita Zanatta e al team di Road To Equality insieme ad altre ONG di portare in salvo alcune cicliste nel nostro Paese. E, avendo dato un piccolissimo contributo, alla causa come addetta stampa del CPA Women di cui Alessandra è la general manager sono felice e orgogliosa che queste super donne abbiano ricevuto questo meritato riconoscimento.

“Abbiamo deciso di premiare Alessandra Cappellotto per il suo impegno in favore del ciclismo femminile e della sua promozione anche sulle strade più impervie, dal Ruanda all’Afghanistan. Grazie al suo lavoro molte cicliste hanno potuto assecondare la loro passione, trovando in Italia attenzione umana e tecnica. La sua ‘Road to equality’ ha attraversato, superandoli, i confini della discriminazione. Una campionessa del mondo in bicicletta e nella difesa dei diritti umani” ha dichiarato il presidente della giuria Riccardo Cucchi.

“Quando ho ricevuto la telefonata del presidente della giuria sono rimasta senza parole, letteralmente. Facevo perfino fatica a capire cosa mi stesse dicendo e mi chiedevo, anzi ho chiesto, se la giuria era proprio sicura di volere premiare me, è stata la telefonata più incredibile mai ricevuta in vita mia. Sono onorata, felice e grata” ha detto Alessandra Cappellotto.

Nelle precedenti edizioni erano stati premiati il cestista Pietro Aradori (2019), il Pescara Calcio (2020) e l’ex calciatore Claudio Marchisio (2021), in quest’ultimo caso con menzioni alla pallavolista Lara Lugli e allo Zebre Rugby Club. A loro da oggi si aggiunge un’altra campionessa dal cuore d’oro. Quanto ne abbiamo bisogno di questi tempi…

Pokerissimo di cover story

Buon 1° maggio a tutti e buon 60° compleanno al “mio” diretur Pier Augusto Stagi. Oggi è la festa dei lavoratori e io celebro, nel mio piccolo, un bel traguardo. Quest’anno ho firmato tutte e 5 le storie di copertina di tuttoBICI pubblicate finora.

A gennaio 2022 è finita in prima pagina la mia intervista a Vincenzo Nibali, a febbraio quella a Elia Viviani, a marzo Sonny Colbrelli (di cui sogno di scrivere presto buone notizie), ad aprile la campionessa del mondo Elisa Balsamo e questo mese la regina della Parigi-Roubaix Elisa Longo Borghini, che celebriamo insieme a Marta Cavalli, vincitrice di Amstel Gold Race e Fraccia Vallone.

Tra pochi giorni scatta il Giro d’Italia, ma non solo. Il calendario del grande ciclismo è ricchissimo. Per quanto mi riguarda, oltre a qualche comparsata alla corsa rosa, mi ritroverete in telecronaca su Red Bull TV per la Coppa del mondo di MTB che fa tappa ad Albstadt, in Germania il 6-8 maggio e a Nove Mesto Na Morave, in Repubblica Ceca, il fine settimana successivo. Ci sarete?

con il cuore nel fango sonny colbrelli

Con il cuore nel fango

Per tuttobiciweb.it ho recensito il libro di Sonny Colbrelli “Con il cuore nel fango” che ho letto tutto d’un fiato e vi consiglio.

È stato scritto prima che il suo cuore facesse le bizze, ma quando con la sua impresa aveva già colmato il nostro di gioia. È stato scritto quando pensava che alla Roubaix 2022 sarebbe partito con il dorsale numero 1, invece mettendo all’asta il casco che non ha potuto indossare in gara ha vinto un’altra volta.

Con il cuore nel fango ha iniziato a prendere forma nel novembre 2021 quando Sonny Colbrelli ha aperto le porte di casa al nostro Marco Pastonesi, che con la sua sapiente penna ha messo nero su bianco racconti, confidenze, sogni di un bambino sovrappeso e occhialuto che ha saputo diventare campione. Asino a scuola e maialetto in bici, si è riscattato con la bandana in testa che all’epoca portavano tanti bambini che guardavano le imprese di Pantani alla tv. Ha provato la durezza del lavoro in fabbrica, le prese in giro per i chili di troppo, senza mai tradire la sua passione e gli insegnamenti di nonno Cesarino. «Si perde dopo la linea, ripeteva, non prima della linea. Voleva dire: ci si arrende dopo la linea, non prima. Voleva dire: pedala fino all’ultimo, pedala finché non è finita, pedala. Una regola che vale nel ciclismo, ma anche nella vita. Pedalare. Darci dentro».

In Con il cuore nel fango c’è tutto Sonny e anche di più. Dai sacrifici dei genitori all’unico professore che abbia mai creduto in lui; dalle amicizie e gli sfottò con i colleghi (Bettiol, Mohoric e Trentin su tutti) all’incontro con la donna della sua vita, Adelina; il ricordo di Michele Scarponi e Nicolas Bonomi, le strigliate dello zio Bruno Reverberi, il pugno rimediato al Giro di Padania, vittorie, sconfitte, nuovi traguardi da inseguire. Sopra ogni cosa l’amore per le due ruote. «La bici è libertà. Sali sulla bici, cominci a pedalare e – sarà l’aria che tira, sarà il vento in faccia, sarà il frullare delle gambe – a me sembra di tornare quando ero bambino, e con la bici ogni giorno allungavo i confini del mio mondo, allargavo le conoscenze della mia terra, e mi sentivo un po’ più grande, un po’ più sicuro, un po’ più avventuroso, un po’ più contento. La bici è libertà anche dai pensieri, dalle preoccupazioni, dai problemi, tutto mi sembra più leggero, più rotondo, più facile. La bici non è solo libertà: è anche disciplina. Disciplina, ordine, regola. A me ha inquadrato la vita».

La storia di Sonny, la prima parte, è racchiusa in 165 pagine divertenti, affettuose, emozionanti che ho letto tutto d’un fiato in un pomeriggio di pioggia, ritrovando il ragazzino con cui ho corso al Team Valle Sabbia una vita fa e scoprendo l’uomo, sconosciuto al grande pubblico che lo ha scoperto grazie al trionfo alla Parigi-Roubaix di un anno fa. «La corsa più bella del mondo» di cui racconta ogni istante, con aneddoti imperdibili, scanditi dalle parole del suo pezzo preferito, The Final Countdown degli Europe.

Il sottotitolo del libro edito da Rizzoli Lizard recita “l’epica del ciclismo nella storia del Cobra” e racchiude perfettamente una storia individuale unica e affascinante, con quella della regina delle classiche e di uno sport che più di ogni altro dall’inferno può catapultarti in paradiso e viceversa, come Sonny sa benissimo. Mai avrebbe immaginato che la sua carriera gli avrebbe riservato la pagina che sta vivendo ora, ma lo spirito con cui sta affrontando anche questo durissimo capitolo lo si ritrova nelle sue stesse parole. «Non cambierei la bici per nessun altro lavoro. Correre in bici è il lavoro più bello che ci sia. E ogni giorno me lo ripeto: la carriera di un corridore, quando va bene, quando si è anche fortunati, dura dieci anni, anche quindici, e allora bisogna vivere questi dieci-quindici anni senza sconti, senza scorciatoie, senza rimpianti. Ma dedicandosi alla vita del corridore con tutto il cuore. […] È un’opportunità da sfruttare, da godere. Bisogna saper trovare il giusto equilibrio. Ci saranno alti e bassi, inevitabilmente, ma non bisogna abbattersi nei bassi ed esaltarsi negli alti, bisogna saper reagire soprattutto alle avversità. La ruota girerà, prima o poi, nel verso giusto. Siamo tutti artefici del nostro destino, e anche della nostra fortuna. Volere è potere. E se il risultato non viene, se la vittoria non arriva, ci sarà sempre qualche altro premio, al momento invisibile, ma in futuro più chiaro».