menu

Blog

I miei articoli più recenti

tokyo 2021

Il sogno olimpico slitta al 2021

Non vedevo l’ora dei miei primi Giochi Olimpici da inviata. Volo e hotel erano già stati prenotati, l'(ambitissimo) accredito da giornalista era assicurato, tutto era ormai pianificato per la partenza per il Giappone.

Uno dei miei più grandi sogni professionali, forse “il sogno” per eccellenza, non si realizzerà tra pochi mesi, ma è rimandato al 2021. Ormai è ufficiale, il Comitato Olimpico Internazionale ha deciso che la rassegna a cinque cerchi slitterà di un anno.

Vista la situazione di emergenza e incertezza che stiamo vivendo a livello mondiale non poteva essere altrimenti. Come ha dichiarato il primo ministro giapponese Shinzo Abe: “Saranno Giochi olimpici completi, il simbolo della vittoria contro il coronavirus”. 

Sono dispiaciuta, non posso negarlo, e immagino la delusione che ancor di più staranno provando gli atleti che da anni si stanno allenando per arrivare al top della condizione per questo appuntamento. Mi consolo pensando che Tokyo 2021 sarà un’Olimpiade che resterà nella storia. Finora solo le guerre avevano cancellato un evento di tale portata.

Ritrovarci a Tokyo, sportivi e addetti ai lavori provenienti da tutto il mondo, dopo aver sconfitto questo maledetto Covid-19, sarà ancora più speciale.

milano-saremo ride le coq sportif

#IoRestoACasa

Ciao a tutti e auguri a tutte.

Purtroppo oggi non possiamo festeggiare la festa della donna come faremmo tra amiche, normalmente. Tutta Italia è ormai “zona protetta” e sta combattendo contro il Coronavirus. Come ci dicono gli esperti, solo se ognuno di noi farà la sua parte riusciremo a vincere questa inattesa sfida quindi invito tutti a stare in casa e a rispettare quanto imposto dai decreti governativi, anche rinunciando a ciò che amiamo fare per un po’, come pedalare. Medici e infermieri sono allo stremo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la pandemia globale, sarebbe da incoscienti ed egoisti dare ulteriore lavoro agli ospedali.

#DistantiMaUniti andrà tutto bene. Sono sicura che torneremo a sorridere spensierati e a fare una bella uscita in bici in compagnia, intano #IoRestoACasa, con la bici in garage, e guardo #PoshPrivateer, che mi mette il buon umore. Godetevi questa puntata dedicata all’ultimo ride del cycling club italiano di Le Coq Sportif sulle strade della Milano-Sanremo. Con Marco Aurelio Fontana e gli altri galletti ci siamo divertiti parecchio.

remco evenepoel

2020, anno olimpico

Come ormai da tradizione, anche questa volta la stagione per me è iniziata dall’Argentina. La prima corsa del 2020 a cui sono stata inviata è stata la Vuelta a San Juan, che ha incoronato quello che i colleghi locali hanno giustamente soprannominato “el chico maraviglia” Remco Evenepoel.

Il talento belga è davvero un ragazzo prodigio e, a soli 20 anni, quest’anno si giocherà una medaglia ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020. A proposito di sogni a cinque cerchi, ho fatto richiesta per avere l’accredito per potervi raccontare on sight le prove di ciclismo e ho già comprato i biglietti aerei per volare in Giappone. Quest’anno sarà speciale, anche per me.

Il primo premio non si scorda mai

Ieri sono stata tra i protagonisti de La Bici al Chiodo, la manifestazione organizzata dall’Associazione Nazionale Ex Corridori Ciclisti e giunta alla 44a edizione. Sul palco di Campagnola Emilia (RE) ho ricevuto il Premio Stampa assegnato da Paolo Tedeschi e il suo gruppo di lavoro. A consegnarmelo è stato Marco Scarponi, fratello di Michele, e non è stato un caso. “Con la sua attività giornalistica e professionale, infatti, Giulia è sempre in prima fila nella lotta per la sicurezza sulle strade e nella campagna per l’adozione del metro e mezzo e questo premio è un giusto riconoscimento al suo impegno” recitava la motivazione.

Ringrazio di cuore gli organizzatori di questa prestigiosa cerimonia per aver pensato a me, la mia famiglia e quella di tuttoBICI per avermi reso la giornalista che sono/diventerò. Qualche premio da ciclista l’avevo ottenuto, questo è il primo in assoluto che ricevo da giornalista. Non so se sarò in grado di meritarmene altri nei prossimi anni, ma come si suol dire, il primo non si scorda mai quindi me lo tengo stretto.

claudio bisio ciclismo

25a Notte degli Oscar

Una Notte da Oscar per festeggiare i ciclisti migliori della stagione: così per il venticinquesimo anno tuttoBICI e tuttobiciweb hanno celebrato ieri sera a Milano i grandi e piccoli protagonisti del 2019. Come sempre, a sfilare sul red carpet dell’Hotel Principe di Savoia, tanti giovani  – il premio viene assegnato a tutte le categorie dagli esordienti ai professionisti – e campioni già affermati come Elia Viviani e Marta Bastianelli.

Come da tradizione, la Notte degli Oscar ha chiamato alla ribalta anche personaggi dello spettacolo che hanno particolarmente a cuore il ciclismo. Ad essere premiati con una splendida city bike firmata Colnago sono stati la showgirl Federica Fontana, che ha rivelato di usare la bicicletta tutti i giorni per muoversi a Milano, e l’attore Claudio Bisio, che abbiamo scoperto essere nipote di Secondo Bisio, che fu gregario di Costante Girardengo.

In apertura di serata, l’omaggio a Giorgio Squinzi e Adriana Spazzoli, i signori Mapei, che sono sempre stati vicini a tuttoBICI e alla Notte degli Oscar. A ricordarli, oltre al nostro direttore Pier Augusto Stagi, il direttore del Centro Ricerche Mapei Sport Claudio Pecci: «La vita ci propone spesso nella stessa giornata momenti di dolore e di festa. Noi della famiglia Mapei stiamo vivendo questa situazione: da una parte il dolore per la scomparsa della dottoressa Spazzoli e dall’altra la gioia per una festa, come quella degli Oscar tuttoBICI, che lei e patron Squinzi amavano. È stata proprio la dottoressa a volere che il nome di Mapei fosse legato a due premi riservati a giovani atlete perché in questo si è sempre rispecchiata la sua filosofia: aiutare le giovani a crescere e incentivare la presenza femminile nello sport e nel lavoro. E mi fa piacere ricordarlo da questo palco, anche con la voce rotta dall’emozione…». 

giulia de maio

30 anni di vita

Tanti auguri a me! Grazie vita per questi primi 30 anni e tutte le persone splendide che mi hai fatto incontrare lungo la strada. Come dico sempre, sono davvero una ragazza fortunata.

anemiek van vleuten

Giro Rosa e AIR per La Gazzetta dello Sport

Leggendo i post pubblicati su questo blog penserete che ultimamente ho più pedalato che scritto, in realtà non è così. Se ho faticato parecchio sulle strade del Tour e del Giro è proprio perchè ultimamente sono stata parecchio via da casa per lavoro. Di recente infatti per La Gazzetta dello Sport ho seguito come inviata il Giro Rosa e l’Adriatica Ionica Race.

Il Giro d’Italia femminile è l’unica corsa a tappe così lunga e importante per le cicliste, ma purtroppo a livello organizzativo ha ancora molti margini di crescita. Seguirla tra lunghi trasferimenti e problemi vari è stata una faticaccia che sarebbe valsa la maglia rosa anche a me, ma alla fine se l’è portata a casa (di prepotenza) Annemiek Van Vleuten. La vera cannibale del ciclismo moderno. 

Dopo la corsa maschile con partenza da Mestre e con arrivo a Trieste, corsa giovane ma già ben strutturata, ora mi merito finalmente un po’ di vacanze. Per non riposarmi troppo quest’estate pedalerò dal Piemonte all’Abruzzo con il mio fidanzato Gabriele. Partiremo da Cumiana (TO), il paese di Gabri che sta per diventare anche il mio d’adozione, per raggiungere la casa al mare a Fossacesia Marina (CH) facendo tappa da amici sparsi per lo stivale che durante l’anno abbiamo un po’ trascurato a causa dei tanti impegni. Non vedo l’ora di abbracciarli e di vivere questa nuova avventura in sella. Se avete voglia di seguirci, potete farlo dalle mie pagine social.

Buone vacanze anche a tutti voi.

granfondo sestriere colle delle finestre

Granfondo Sestriere – Colle delle Finestre

Ieri ho avuto la fortuna (e la grinta) di scalare una salita mito come il Colle delle Finestre. Partecipando alla seconda edizione della Gran Fondo Sestriere insieme ad altri 2.000 ciclisti di ogni età e forma fisica mi sono messa alla prova, capendo un po’ di più la fatica che provano i professionisti dei quali scrivo quotidianamente. In partenza, con la nuova divisa che Alè Cycling ha realizzato per tuttoBICI, ho fatto la mia bella figura al fianco dei due professionisti Jacopo Mosca e Davide Rebellin, che scelgono abitualmente Sestriere per la loro preparazione in quota. Grazie all’occhio di riguardo degli organizzatori sono partita in prima fila da Sestriere Borgata ma per gustarmi appieno l’esperienza ho terminato tra gli ultimi o quasi.

Non avendo una grande preparazione alle spalle ed essendo la mia prima granfondo della vita, ho optato per il percorso medio di 97 km e 2.600 mt di dislivello, mentre la Gran Fondo si è sviluppata su 121,5 km per un totale di 3.400 mt di dislivello. Lungo il percorso ho potuto vivere da vicino il bello e il brutto del mondo delle granfondo, tra amatori che si sono goduti un paesaggio stupendo e “convintoni” che sgomitavano fin dal pronti via, tra gruppi di amici che si sono sfidati l’un altro con il giusto spirito e cafoni che nonostante le green zone allestite hanno buttato a terra le cartacce di gel e barrette. L’umanità è varia e così è il mondo del ciclismo.

Entrambi i percorsi toccavano le più belle località alpine della Val di Susa e Chisone, e le principali vette del comprensorio sciistico della Via Lattea sulle montagne Olimpiche di Torino 2006, compreso il mitico Colle delle Finestre con i suoi 33 tornanti. La scalata da Meana, 18,7 km al 9% di pendenza media, mi è sembrata eterna.

Ho superare (pian piano) il dislivello di 1.692 metri sulla bellissima Tarmac messami a disposizione da Specialized, è stata davvero dura, ma alla fine posso dire di avercela fatta. Anche se le gambe sono ancora piene di acido lattico e il l’orologio Garmin che ho al polso mi consiglia riposo assoluto per qualche giorno, la testa non vede l’ora di ritornare a correre la Gran Fondo Sestriere. All’anno prossimo!

tour de france, col du tourmalet

Sulle strade del Tour de France

Il Tour de France si avvicina ed è pronto a festeggiare i 100 anni della maglia gialla. Per celebrare la ricorrenza Le Coq Sportif ha organizzato una tre giorni sui Pirenei centrali a cui hanno partecipato i membri dei suoi cycling club francese, spagnolo e italiano. Con il Team Italia, capitanato da Marco Aurelio Fontana, ho avuto il piacere di esserci anche io.

Venerdì dopo un lungo viaggio che da Barcellona ci ha portato in furgone a Saint-Lary-Soulan, nel dipartimento degli Alti Pirenei, abbiamo scaldato le gambe sul Montée d’Ilhan. Un giro di 35 km con 800 mt di dislivello ci ha permesso di prendere confidenza con le Canyon messe a disposizione da Thomson Bike Tours, ottimo tour operator americano che si è occupato dell’organizzazione logistica di questa breve ma intensa avventura, e di sfoggiare i capi che Le Coq Sportif produce per i campioni che guidano le classifiche della Grande Boucle.

Dopo cena, il vincitore del Tour 1988 Pedro Delgado nel meeting con tutti i partecipanti, una quarantina in totale tra testimonial, influencer e giornalisti, ha dettato la linea per il giorno successivo: Estamos unidos. Il menù prevedeva oltre 100 km e 3.000 mt di dislivello, l’obiettivo era divertirsi e arrivare tutti al traguardo, ma come potete immaginare quando si ha a che fare con persone che hanno l’agonismo nelle vene… la tattica della vigilia è irrimediabilmente saltata al mattino seguente. Altro che restare uniti e andare tranquilli, ognuno per sé e si salvi chi può.

Se il profilo della tappa che ci aspettava era già parecchio impegnativo, il maltempo che ci ha salutato una volta aperte le finestre ci ha fatto capire che sarebbe stata una sfida estrema. Almeno per la sottoscritta e gli altri membri del “gruppetto”. 

Dopo una ricca colazione, sotto la pioggia abbiamo scalato il Colle d’Aspin dal versante est, che parte da Arreau, ed è il più duro. 12 km con un dislivello di 779 m per una pendenza media del 6,5% con gli ultimi 5 che si impennano all’8%. Come sulle altre salite che ci aspettavano, ad ogni chilometro erano posti dei cartelli, che indicano l’altezza della cima, la distanza dalla cima, l’altezza corrente e la pendenza media del chilometro successivo. Informazioni utilissime per gestire le forze su queste pendenze da paura.

Dopo l’Aspin è giunta l’ora del Col del Tourmalet, che ha ospitato per la prima volta il Tour già nel 1910, quando Octave Lapize che giunse per primo in cima si rivolse agli organizzatori dando loro degli assassini. «Vous êtes des assassins! Oui, des assassins!». Una salita mitica che in una ventina di chilometri porta a 2.115 m s.l.m. In quasi due ore di scalata in solitaria, tra la nebbia che non permetteva di vedere nulla e gli incoraggiamenti in tutte le lingue del mondo (Bon courage!, Aupa!, Dai! andavano per la maggiore, ndr) degli altri pazzi incrociati in sella mi sono trovata a pensare a quanto masochisti siano i ciclisti, a quanto sia stupendo lo sport che ti permette di metterti alla prova e di superare i tuoi limiti e di quanto preziosa sia la bicicletta, che ci permette di raggiungere luoghi meravigliosi e conoscere persone provenienti da ogni angolo del pianeta, con cui si diventa presto amici perchè la fatica condivisa unisce.

Arrivata in cima, super soddisfatta anche se il mio tempo di ascesa è più del doppio rispetto a quello dei professionisti, foto di rito per immortalare il momento e via in discesa cercando di non congelarmi. A pranzo ho ritrovato i miei “compagni di squadra”, che a proposito di stare uniti chiaramente erano già con le gambe sotto il tavolo da un pezzo. Dopo un quanto mai necessario cambio di abiti ed esserci rifocillati, con chi non ha tirato i remi in barca, sono ripartita alla volta dell’ultima asperità di giornata: Hourquette D’Ancizan. 10 km al 7.5 % di pendenza media e 11.2 % di massima. Bellissima, se non fosse per il peso sullo stomaco per quanto mangiato e il meteo implacabile che ci ha permesso solo di intravedere il panorama che deve essere stato mozzafiato. In vetta ultima foto di giornata e via di nuovo in discesa per l’ultima gelata prima di una doccia calda. Alla sera festa meritata per tutti, da chi ha vinto (non era una gara, ma tra cugini francesi, spagnoli e italiani bisogna stilare una gerarchia…), vale a dire il Prorider della Scuderia Fontana, a chi ha salvato la maglia nera, io. L’ho puntata perché sfina, non per altro.

L’ultimo giorno, con le gambe belle dure e finalmente il sole sopra di noi, abbiamo domato il Col de Portet, che si trovava davvero a due passi dal nostro hotel. Potevamo tornare a casa senza affrontarlo? Ovviamente no. Anche se il mio orologio Garmin mi consigliava di riposare per 54 ore mi sono sparata altri 1.400 mt di dislivello in soli 34 km. Una salita eterna, mai ne avevo affrontata una così lunga e dura. Scalarla praticamente in assoluta solitudine, sulla mia strada ho incontrato solo qualche pecora e qualche mucca, è stato quasi mistico. Faticoso ma bellissimo.

In tre giorni con Marco, Gabriele, Mirco, Alessandro e il resto della banda de Le Coq Sportif cycling club abbiamo macinato 5.200 mt di dislivello  (per le tracce fate un salto sul mio profilo Strava) e ci siamo divertiti da matti. Alla prossima galletti!

giulia de maio mapei sport

In Mapei Sport c’è sempre da imparare

Sono molto felice del tutto esaurito che ha stabilito quest’oggi il 9° Convegno del Centro Ricerche Mapei Sport. Alla mattinata formativa intitolata Allenamento e performance: Sport di squadra e sport individuali, differenti strategie hanno partecipato oltre 350 persone tra studenti, tecnici del settore e semplici appassionati, che hanno ascoltato con interesse gli interventi di preparatori, medici e atleti attivi nel mondo dello sport di alto livello provenienti da tutto il mondo, radunatisi al Centro Congressi Malpensa Fiere di Busto Arsizio (Va).

Poter lavorare per due grandi imprenditori e persone squisite come Giorgio SquinziAdriana Spazzoli nel ramo sportivo della loro azienda, sotto la supervisione del direttore di Sport Service Mapei Claudio Pecci e di due professionisti capaci come Ermanno Rampinini, a capo dello Human Performance Lab (HPL) di Mapei Sport e consulente per gli sport di squadra come calcio, pallacanestro e la nazionale di sci alpino, e Andrea Morelli, responsabile del laboratorio di analisi del movimento e referente per il settore ciclismo, è davvero un privilegio.

Ogni giorno ho qualcosa da imparare e… raccontare. Quest’anno ho la fortuna di potervi tenere aggiornati sull’attività di questo centro di eccellenza mondiale anche sul bimestrale Realtà Mapei. Buona lettura!

G